Art. 2122 Codice Civile

Indennità spettanti in caso di morte - Art. 2122

Alla morte del lavoratore, le indennità di fine rapporto e preavviso spettano a coniuge, figli e familiari a carico secondo il bisogno. Art. 2122.

Testo ufficiale Art. 2122 Codice Civile — Italia

In caso di morte del prestatore di lavoro, le indennità, indicate dagli articoli 2118 e 2120 devono corrispondersi al coniuge, ai figli e, se vivevano a carico del prestatore di lavoro, ai parenti entro il terzo grado e agli affini entro il secondo grado. La ripartizione delle indennità, se non vi è accordo tra gli aventi diritto, deve farsi secondo il bisogno di ciascuno. In mancanza delle persone indicate nel primo comma, le indennità sono attribuite secondo le norme della successione legittima. 28 È nullo ogni patto anteriore alla morte del prestatore di lavoro circa l'attribuzione e la ripartizione delle indennità. ---------------- AGGIORNAMENTO (28) La Corte Costituzionale, con sentenza 13 - 19 gennaio 1972, n. 8 (in G.U. 1a s.s. 26/01/1972, n. 23), ha dichiarato "l'illegittimità costituzionale dell' art. 2122, comma terzo, del codice civile , nella parte in cui esclude che il lavoratore subordinato, in mancanza delle persone indicate nel primo comma, possa disporre per testamento delle indennità di cui allo stesso articolo".

Testo in vigore al .

Fonte: Normattiva — Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato (normattiva.it), riprodotto con licenza CC BY 4.0.

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Cosa dice, in parole semplici

In caso di morte del lavoratore dipendente, le somme spettanti per il trattamento di fine rapporto e per il mancato preavviso non entrano direttamente nell'asse ereditario ordinario. La legge le riserva prioritariamente ai familiari più stretti: il coniuge, i figli e i parenti o affini che vivevano a carico del defunto.

Se tra i familiari superstiti vi è accordo, le indennità vengono divise secondo quanto pattuito. In mancanza di un accordo, la divisione avviene tenendo conto del bisogno economico di ciascuno. Eventuali patti stipulati prima della morte del lavoratore per decidere a chi destinare tali somme sono del tutto nulli.

In assenza dei familiari indicati, le indennità sono attribuite secondo le regole della successione legittima o per testamento, a seguito della pronuncia della Corte Costituzionale che ha eliminato il divieto di disporne con atto di ultima volontà quando mancano i parenti tutelati dal primo comma.

Quando si applica

  • Un dipendente muore improvvisamente e il coniuge con i figli devono dividersi il TFR maturato presso l'azienda.
  • Il datore di lavoro eroga l'indennità di preavviso e il TFR alla sorella del lavoratore deceduto che risultava a suo carico.
  • I familiari superstiti non trovano un accordo sulla ripartizione delle indennità e richiedono la divisione in base al bisogno individuale.
  • Un lavoratore senza coniuge, figli o parenti a carico dispone per testamento della destinazione del proprio TFR.

Cosa questo articolo non dice

  • La ripartizione dei beni personali e dei conti correnti bancari del defunto, disciplinata dalle norme generali sulle successioni.
  • L'assegnazione della pensione di reversibilità, regolata dalla normativa previdenziale.
  • La liquidazione del TFR al lavoratore ancora in vita a seguito di dimissioni o licenziamento, disciplinata dall'articolo 2120.

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