Impugnazione per vizi del consenso – Art. 768-quinquies
Il patto di famiglia può essere impugnato per vizi del consenso (errore, dolo, violenza) entro un anno. Riferimento agli artt. 1427 ss. cod. civ.
Il patto può essere impugnato dai partecipanti ai sensi degli articoli 1427 e seguenti. L'azione si prescrive nel termine di un anno.
Testo in vigore al .
Fonte: Normattiva — Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato (normattiva.it), riprodotto con licenza CC BY 4.0.
Cosa dice, in parole semplici
Questo articolo riguarda il patto di famiglia (art. 768-bis). I partecipanti possono impugnarlo se il loro consenso è stato viziato da errore, dolo o violenza, secondo le regole generali sui vizi del consenso (artt. 1427 e seguenti del codice civile).
L'azione di annullamento deve essere proposta entro un anno dal momento in cui il vizio è stato scoperto o è cessata la violenza. Decorso questo termine, il patto non può più essere contestato per questi motivi.
Quando si applica
- Un erede firma il patto perché crede erroneamente che i beni abbiano un valore molto superiore a quello reale (errore).
- Un coerede minaccia di rivelare un segreto per indurre l'altro a firmare il patto (violenza).
- Il donante omette deliberatamente di informare i partecipanti di un debito ingente, portandoli ad accettare condizioni sfavorevoli (dolo).
- Un partecipante viene indotto con raggiri sulla natura del patto a credere che sia un semplice accordo verbale (dolo).
Cosa questo articolo non dice
- Non riguarda la rescissione per lesione (eccessiva sproporzione del valore) – disciplinata dall'art. 763.
- Non copre l'omissione di beni ereditari nell'inventario – prevista dall'art. 762.
- Non si applica alla vendita del diritto ereditario fatta al coerede – regolata dall'art. 765.
- Non disciplina i requisiti di forma del patto di famiglia – stabiliti dall'art. 768-ter.
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