Art. 737 Codice Civile

Figli e coniuge devono conferire donazioni (Art. 737)

Figli, discendenti e coniuge devono conferire ai coeredi le donazioni ricevute, salvo dispensa del defunto. La dispensa è limitata alla quota disponibile.

Testo ufficiale Art. 737 Codice Civile — Italia

Soggetti tenuti alla collazione. I figli ... e i loro discendenti ... ed il coniuge che concorrono alla successione devono conferire ai coeredi tutto ciò che hanno ricevuto dal defunto per donazione direttamente o indirettamente salvo che il defunto non li abbia da ciò dispensati.(216) La dispensa da collazione non produce effetto se non nei limiti della quota disponibile. -------------- AGGIORNAMENTO (216) La L. 10 dicembre 2012, n. 219 ha disposto (con l'art. 1, comma 11) che "Nel codice civile , le parole: «figli legittimi» e «figli naturali», ovunque ricorrono, sono sostituite dalla seguente: «figli»."

Testo in vigore al .

Fonte: Normattiva — Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato (normattiva.it), riprodotto con licenza CC BY 4.0.

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Cosa dice, in parole semplici

La collazione serve a riequilibrare quello che il defunto ha già dato in vita ad alcuni e non ad altri. Chi vi è tenuto è un gruppo preciso: i figli e i loro discendenti e il coniuge, quando concorrono alla successione. Devono conferire ai coeredi tutto ciò che hanno ricevuto dal defunto per donazione, direttamente o indirettamente. "Indirettamente" è la parola che allarga molto il raggio: rientra anche l'appartamento comprato dal genitore e intestato al figlio, o la vendita a prezzo simbolico, quando in sostanza c'è stata una liberalità.

L'obbligo cade se il defunto ha dispensato dalla collazione, per esempio nell'atto di donazione o nel testamento. La dispensa però ha un tetto: non produce effetto oltre i limiti della quota disponibile. Se la liberalità dispensata invade la quota riservata ai legittimari, oltre quel confine la dispensa non regge.

Va tenuto presente che la collazione è un meccanismo di divisione, non una sanzione: non annulla la donazione e non toglie il bene al donatario. Il valore donato rientra nel calcolo della massa da dividere, in natura oppure per imputazione (artt. 747, 750 e 751), così che le quote finali risultino equilibrate. Come si valuta un bene donato anni prima, e se una certa attribuzione sia davvero una donazione indiretta, sono questioni tecniche da affrontare con un notaio e un avvocato.

Quando si applica

  • Un genitore ha donato un appartamento a un solo figlio e alla sua morte gli altri lo scoprono.
  • Il defunto aveva versato a un figlio il denaro per l'acquisto della casa.
  • Un genitore ha finanziato l'avvio dell'attività di uno dei figli.
  • Il coniuge superstite ha ricevuto in vita una donazione dal defunto.
  • Un atto di donazione o un testamento contengono la clausola di dispensa dalla collazione.

Cosa questo articolo non dice

  • Non riguarda le donazioni fatte a chi non concorre alla successione, per esempio un amico o un nipote non erede: lì il rimedio, se è lesa la legittima, è la riduzione, non la collazione.
  • Non include le spese di mantenimento, educazione e le liberalità d'uso: l'art. 742 le esclude espressamente dalla collazione.
  • Non annulla la donazione né toglie il bene al donatario: opera nel calcolo delle quote, non sulla proprietà del bene donato.
  • La dispensa dalla collazione non mette al riparo da tutto: vale solo entro la quota disponibile e non intacca i diritti dei legittimari.

Casi di esempio

Situazioni inventate, scritte per mostrare come funziona la norma. Non sono casi reali, non sono sentenze e non fanno precedente: non dicono come andrebbe a finire il tuo.

Esempio illustrativo

Un genitore aveva comprato un appartamento intestandolo direttamente a uno dei figli, pagandone il prezzo. Alla sua morte gli altri figli lo scoprono dagli atti e ritengono che debba essere considerato nella divisione.

Come si applica la norma

Figli, loro discendenti e coniuge che concorrono alla successione devono conferire ai coeredi tutto ciò che hanno ricevuto per donazione, direttamente o indirettamente. È “indirettamente” la parola che allarga il raggio: rientra l'immobile pagato dal genitore e intestato al figlio. Il fatto che decide è la sostanza dell'operazione, cioè se ci sia stata una liberalità, non la forma dell'atto.

Come si sono accordate le parti

Gli eredi concordano di far stimare l'appartamento e di imputarne il valore alla quota di chi lo ha ricevuto, riequilibrando la divisione con l'attribuzione degli altri beni agli altri coeredi.

Esempio illustrativo

In un atto di donazione compare la clausola di dispensa dalla collazione. Il beneficiario la invoca per non far rientrare nulla nella divisione; gli altri coeredi sostengono che il valore donato assorbiva quasi tutto il patrimonio.

Come si applica la norma

La dispensa esiste e vale, ma ha un tetto scritto nel testo: non produce effetto oltre i limiti della quota disponibile. Il fatto che decide è quindi quantitativo: quanto pesa il bene donato rispetto alla massa ricostruita, perché oltre il confine della disponibile la dispensa non regge. La collazione, va detto, non annulla la donazione né toglie il bene al donatario.

Come si sono accordate le parti

Le parti concordano una stima condivisa e riconoscono la dispensa entro la quota disponibile, con conferimento per imputazione dell'eccedenza e conguaglio in denaro agli altri coeredi.

Questa è la legge. Risolviamo il tuo problema.

Racconta cosa sta succedendo. Un mediatore neutrale ascolta la tua versione e quella dell'altra parte, e vi accompagna a un accordo scritto. Nella configurazione avanzata puoi chiedere che la decisione sia motivata sul Codice Civile italiano.

È con

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