Esempio illustrativo
Durante una convivenza lunga, una persona finanzia con risparmi propri la ristrutturazione della casa intestata al partner: impianti, infissi, bagno. Alla fine della relazione chiede indietro il denaro speso; l'altro risponde che erano contributi alla vita comune.
L'indennizzo non è il rimborso di quanto si è speso: la misura è il minore tra il vantaggio ottenuto dall'altro e la perdita subita, e le tre parole che contano sono “nei limiti dell'arricchimento”. C'è poi un filtro preliminare: l'azione è sussidiaria, quindi non si applica se esiste un'altra strada, per esempio un accordo o un pagamento indebito. Il fatto che decide, nelle vicende familiari, è se quelle spese fossero un contributo spontaneo alla vita comune o un vero impoverimento senza causa.
Le parti concordano una perizia sul maggior valore acquisito dall'immobile e un indennizzo pari a quella differenza, versato in ventiquattro rate, con rinuncia a ogni ulteriore pretesa reciproca.