Esempio illustrativo
Tre fratelli si mettono d'accordo davanti a un caffè: due rinunciano all'eredità del padre a favore del terzo, che si occuperà di tutto. Mettono l'accordo per iscritto e lo firmano. Mesi dopo emergono debiti e i creditori si rivolgono anche a chi credeva di aver rinunciato.
Qui la forma non è un dettaglio, è la sostanza: la rinunzia richiede una dichiarazione ricevuta da notaio o dal cancelliere del tribunale del circondario in cui si è aperta la successione, inserita nel registro delle successioni. Il fatto che decide è dunque l'esistenza di quell'atto: una scrittura privata tra fratelli, per quanto chiara e firmata, non produce l'effetto voluto.
I fratelli concordano di formalizzare le rinunce nella forma prescritta entro trenta giorni, con le spese a carico di chi resta erede, e di sospendere fino ad allora qualunque atto di disposizione.